Il grosso guaio di un'intolleranza al latte è un'infiammazione più o meno vistosa della mucosa intestinale (stipsi, diarrea, mal di stomaco, malassorbimento), che ruba all'organismo energia e resistenza alle infezioni.
Una eccessiva sensibilità al nichel, invece, si manifesta come sovraccarico “tossico” con sintomi quali cefalea, reflusso gastro-esofageo, ma soprattutto disidrosi, cioè pelle secca, fessurata, a bollicine, i segni di un'organismo che deve gestire (e cerca di eliminare) un grosso carico estraneo.
Quando poi una persona è ipersensibile anche ai salicilati naturali, che sono presenti in molta frutta e verdura, l'organismo manifesta facilità a sanguinare (un effetto classico dei salicilati, come l'aspirina), orticaria - immediata o cronica - e, stranamente, gli analgesici funzionano al contrario.
In genere chi ha queste intolleranze non ha un gran bell'aspetto. Ha le mani a bollicine del nichel, l'acne o la psoriasi da latte, e il fastidio dell'orticaria. Ha spesso mal di testa, ma se prende un analgesico sta peggio. E soprattutto ha la stanchezza profonda del latte, che gli toglie slancio e vitalità, e lo espone a prendersi tutti i raffreddori di passaggio.
Evitare il latte significa stare alla larga, nei giorni di dieta, da tutto il latte di origine animale (di capra, di pecora, scremato, predigerito, ecc.) e dai suoi derivati (panna, yogurt, burro, tutti i formaggi, gelati). È importante anche leggere bene le etichette dei prodotti perché il latte è latte anche quando si chiama “caseina” o “lattoglobulina”.
Per il nichel, il problema non è evitarlo (ci farebbe piacere, ma ormai è quasi dappertutto) quanto controllarlo. È bene fare attenzione a grassi idrogenati e non (che lo contengono come residuo) e alle scatole di latta, che lo cedono agli alimenti.
Quanto ai salicilati, che sono naturalmente presenti in molti cibi, non si eliminano: basta controllare la quantità contenuta nei vari alimenti e scegliere di volta in volta l'alimento giusto.
Tanto per il nichel, quanto per i salicilati, è possibile anche integrare efficacemente la dieta con i vaccini iposensibilizzanti a bassa dose, che consentono un contatto più agevole con gli alimenti che contengono i componenti a rischio.
Il latte non è davvero un problema. Oggi ci sono piacevolissimi “latti” vegetali (di riso, di castagne, di soia...). Molti prodotti pronti (pani, biscotti, merendine...), invece, contengono grassi sbagliati, cioè nichel; cercatene di giusti - ad esempio, pane davvero “comune” senza latte né grassi - o sostituiteli con cose fatte in casa, oppure cercate i prodotti speciali che ora si trovano anche in molti supermercati. Pasta, riso e molti grani e farine sono a disposizione; lo stesso vale per frutta, verdura, marmellate e dolcetti vari. Evitate le lattine e preferite le confezioni in vetro. E se usate olio buono, un buon latte vegetale e frutta/verdura con un buon punteggio in lista, potete fare praticamente tutti i dolci e le torte salate del vostro libro di cucina.